Progettazione e Realizzazione di: Case a basso consumo energetico, Impianti ad energia rinnovabile,
Isolamenti Termo-Acustici, Impianti Elettrici e Domotici
La conversione della radiazione
solare in una corrente di elettroni avviene nella cella
fotovoltaica, un dispositivo costituito da una sottile
fetta di materiale semiconduttore, molto spesso silicio,
opportunamente trattata. Tale trattamento è
caratterizzato da diversi processi chimici, tra i quali
si hanno i cosiddetti "drogaggi”. Inserendo nella
struttura cristallina del silicio delle impurità, cioè
atomi di boro e fosforo, si genera un campo elettrico e
si rendono anche disponibili le cariche necessarie alla
formazione della corrente elettrica. Questa si crea
quando la cella, le cui due facce sono collegate ad un
utilizzatore, è esposta alla
luce.
L’energia che si può
poi sfruttare dipende dalle caratteristiche del
materiale di cui è costituita la cella :
l’efficienza di conversione
(percentuale
di energia contenuta nelle radiazioni solari che viene
trasformata in energia elettrica disponibile ai
morsetti) per celle commerciali al silicio è in genere
compresa tra il 13 % e il 17 %, mentre realizzazioni
speciali di laboratorio hanno raggiunto valori del 32,5
%.
In pratica la tipica cella fotovoltaica ha uno
spessore complessivo compreso tra 0,25 e 0,35 mm ed è
costituita da silicio mono o multicristallino. Essa,
generalmente di forma quadrata, ha una superficie
compresa tra 100 e 225 mq e produce, con un
irraggiamento di 1 kW/mq ad una temperatura di 25°C, una
corrente compresa tra i 3 e i 4 A e una tensione di
circa 0,5 V, con una potenza corrispondente di 1,5 - 2
Wp.
Il watt di picco Poiché la potenza
di una cella fotovoltaica varia al variare della sua
temperatura e della radiazione, per poter fare dei
confronti sono state definite delle condizioni standard
di riferimento, che originano il cosiddetto watt di
picco (Wp), relativo alla potenza fornita dalla cella
alla temperatura di 25°C sotto una radiazione di 1.000
W/mq e in condizioni di AM1,5.
Oltre al silicio
di tipo cristallino, ultimamente si nota un forte
interesse, da parte di diverse aziende produttrici, a
realizzare linee di produzione di moduli basati sul:
silicio amorfo
Con l’amorfo, in realtà,
non si può parlare di celle, in quanto si tratta di
deposizioni di silicio (appunto allo stato amorfo) su
superfici che possono anche essere ampie. Il silicio
amorfo è presente sul mercato già da diversi anni, ma
fino ad ora non si era guadagnato una quota di mercato
significativa, soprattutto a causa dei dubbi esistenti
sulla sua stabilità nel tempo : col passare degli anni
spesso si verificava una riduzione delle prestazioni.
Ecco che l’amorfo veniva (e viene ancora oggi) usato
soprattutto per applicazioni "indoor”, cioè per
alimentare piccoli utilizzatori, come calcolatrici
tascabili, orologi, gadgets vari... Di recente si è
messa a punto una tecnologia produttiva che realizza più
strati di silicio amorfo, la cosiddetta
"eterogiunzione”, che sembra risolvere i passati
problemi di stabilità. Per quanto riguarda il costo,
il tradizionale silicio amorfo presenta costi minori
rispetto al silicio cristallino (mono o multi), mentre
l’amorfo a due o tre giunzioni necessita di ulteriori
riduzioni di costo affinché possa diffondersi su larga
scala.
L’energia prodotta dai
moduli fotovoltaici viene immagazzinata nelle batterie,
per renderla disponibile quando non c’è sufficiente
illuminazione. E’ l’elemento più critico di tutto il
sistema, l’unico che esige manutenzione. Requisiti
principali: - costante disponibilità ad assorbire ed
erogare energia elettrica in grandi e piccole quantità
- erogazione di corrente sufficientemente
grande - lunga durata di vita nel funzionamento
ciclico - esercizio con poca manutenzione -
costi minimi
Tra le batterie disponibili sul
mercato, la più idonea risulta sempre la batteria al
piombo, grazie soprattutto al rendimento di carica e
scarica e al rapporto tra prezzo e
prestazioni.
PbO2+Pb+2 H2SO4 <--> 2PbSO4+ 2
H2O
Durante la carica gli elettrodi emettono
acido; durante la scarica si produce il processo
inverso.
Piastra positiva e
negativa --> solfato di piombo (PbSO4)
La
carica avviene immettendo energia elettrica. Una carica
troppo veloce potrebbe danneggiare le piastre. Le
batterie adottate negli impianti fotovoltaici possono
assorbire correnti di carica molto deboli, cosa che le
normali batterie non potrebbero fare. Batteria
sovraccaricata --> in prossimità degli elettrodi si
formano ossigeno ed idrogeno. La miscela dei due gas è
detta gas tonante ed è esplosiva (pericolo !! -->
sistemare le batterie in luoghi ben arieggiati). Il
regolatore di carica (centralina) previene la
sovraccarica della batteria, bloccando il processo di
carica quando si raggiunge una tensione finale di carica
di 2,35 V per cella. Per evitare invece l’eccesso di
scarica, con relativo rischio di solfatazione delle
piastre, il regolatore interromperà il prelievo di
corrente nel caso in cui la tensione dell’elemento
scende sotto un certo livello (1,75 V). Aumentando la
corrente di scarica, inoltre, aumentano le perdite
dovute alla resistenza (P = R * I2) e si incrementano le
reazioni secondarie, riducendo in tal modo la capacità
della batteria. Ecco che quindi la capacità di una
batteria (Cn = In * tn [Ah], In=corrente di scarica
nominale; tn=tempo di scarica nominale) viene sempre
definita in funzione del tempo di scarica e della
temperatura di funzionamento. Ad esempio, C20 indica
la capacità di una batteria che è scaricata in 20 ore
alla temperatura di 25°C. Temperatura di esercizio
ideale per gli accumulatori al piombo: 15 - 25°C.
Col ridursi della temperatura la capacità
diminuisce, mentre con l’aumentare della temperatura si
velocizzano le reazioni chimiche e si verifica una
maggiore autoscarica--> 3 - 5% / mese a
20°C.
Poiché al variare della temperatura cambia
la tensione (DV max (T) = - 6 mV/°C) è importante che il
regolatore sia in grado di considerare la temperatura.
Tipi principali di
batterie
Batterie con piastre positive
e negative a griglia
Durata di vita doppia di
quella delle automobili. Debole autoscarica,
resistenza ai cicli, poca
manutenzione.
Batterie OPzS con piastre
positive corazzate
Piastre positive tubolari
corazzate, piastre negative a griglia. La lega al
piombo contiene selenio e pochissimo antimonio,
garantendo in tal modo una buona resistenza ai
cicli. Eccezionale resistenza ai cicli (circa 3000
cicli con una profondità di scarica del 30%),
autoscarica inferiore al 3%, carica senza problemi, poca
manutenzione, impiego possibile fino a -5°C al massimo,
ottimo rapporto prezzo-qualità, grande durata di vita.
Applicazioni: impianti con forte sollecitazione
delle battrie, per grandi capacità.
Batterie
a blocchi con piastre positive tubolari
Le
piastre positive tubolari e le piastre negative a
griglia sono isolate le une dalle altre mediante
separatori microporosi. Un ulteriore involucro in fibre
di vetro racchiude l’elettrodo positivo e previene
cortocircuiti interni. La speciale lega del blocco e la
grande scorta di elettrolito assicurano assenza di
manutenzione per 3 anni. Anche con correnti deboli la
carica è buona (sono quindi ideali per gli impianti
fotovoltaici), grande durata di vita, elevata resistenza
ai cicli (circa 4.500 cicli con profondità di scarica
del 30%), alto rendimento in Ah
(95-98%).
Batterie con elettroliti solidi
Utili per temperature sotto lo zero. Sono robuste
e non hanno problemi per trasporti in aereo. Durata
cicli: maggiore che nelle batterie con piastra a
griglia, ma inferiore a quelle OPzS o
tubolari. Poiché la cella è molto sensibile alle
perdite idriche il processo di carica deve essere
perfettamente adeguato alla batteria, in modo da
contenere al massimo la formazione di gas. Costo
elevato.
Batterie al nichel-cadmio
Per
temperature estreme (da - 50°C ad oltre + 55°C). Nel
caso dei piccoli cicli il rendimento in Ah è di oltre il
95% e, con scariche profonde, ancora del 70%. Le
batterie al Ni-Cd possono essere scaricate completamente
fino all’inversione di polarità. Con buone condizioni di
funzionamento la durata di vita è lunghissima. Essendo
la scarica totale possibile, il regolatore di carica è
superfluo. Svantaggio: alta autoscarica (5 - 10 volte
superiore di quella delle batterie al piombo). Alto
costo.
Rendimento
batterie = Eout / Ein
[%]
Il rendimento sale quanto più è basso il
rapporto tra Isc e Icar.. Un buon rendimento 0,83.
Durata di vita:
se la batterie è "ben
regolata" può arrivare anche a 8 - 10 anni di
vita.
Se la profondità di scarica è eccessiva, la
durata di vita della batteria si
riduce:
Profondità di
scarica
N° Cicli
80%
200
40%
600
30%
800
20%
1100
Collegamenti serie -
parallelo
Collegamento in serie: + di una
batteria con - di un’altra --> si sommano le tensioni
e le capacità in Wh; le capacità in Ah non
cambiano
Collegamento in parallelo: tra poli
uguali --> si sommano le capacità in Ah e in Wh,
mentre la tensione rimane costante.
Si
privilegia il collegamento in serie, tale da ottenere la
tensione richiesta dal sistema. Si evita il
collegamento in parallelo, perché la carica risulterebbe
sempre disuniforme e la durata di vita delle batterie ne
sarebbe penalizzata.
Manutenzione
Controllo periodico dell’elettrolita. Gli
intervalli di manutenzione possono essere prolungati
facendo ricorso a dispositivi di ricombinazione
dell’idrogeno (capsule al carbone attivo da avvitare al
posto dei tappi): l’ossigeno e l’idrogeno che si
producono durante la carica si congiungono di nuovo per
formare acqua, che ritorna alla batteria riducendo
sensibilmente le perdite idriche.
Altri
accorgimenti
Per ridurre al minimo l’escursione
termica, isolare le batterie. I collegamenti tra
diverse batterie devono essere fatti unicamente tra
elementi assolutamente
identici.
Attenzione!
Alla sovraccarica perenne
--> l’acqua si scompone in miscela tonante e
corrode le piastre.
Alla scarica profonda --> le
griglie delle piastre si trasformano in solfato di
piombo, con conseguenti perdite di capacità.
Allo stoccaggio in stato di
scarica --> le masse attive degli eletrodi formano
cristalli di solfato di piombo grossi e duri che
riducono la capacità.
Alle basse temperature -->
allo stato scarico l’elettrolita può congelare e
distruggere il contenitore dell’accumulatore.
Confronto tra batterie per
impianti solari e batterie per
autotrazione:
Si è già ricordato che la cella
fotovoltaica è sostanzialmente un diodo di grande
superficie. Esponendola alla radiazione solare, la cella
si comporta come un generatore di corrente, il cui
funzionamento può essere descritto per mezzo della
caratteristica tensione-corrente:
Caratteristica tensione-corrente di una cella
solare.
Andamento della caratteristica elettrica in funzione della
temperatura (a) e della radiazione solare
(b).
In generale la
caratteristica di una cella fotovoltaica è funzione di
tre variabili fondamentali: intensità della radiazione
solare, temperatura e area della cella. L'intensità
della radiazione solare non ha un effetto
significativo sul valore della tensione a vuoto;
viceversa l'intensità della corrente di corto circuito
varia in modo proporzionale al variare dell'intensità
dell'irraggiamento, crescendo al crescere di
questo. La temperatura non ha un effetto
significativo sul valore della corrente di corto
circuito; al contrario, esiste una relazione di
proporzionalità tra questa e la tensione a vuoto,
diminuendo la tensione al crescere della temperatura.
L'area della cella non ha alcun effetto sul valore della
tensione; viceversa esiste una diretta proporzionalità
tra questa e la corrente
disponibile.
Caratteristica elettrica di una cella solare e andamento della
potenza.
In condizioni di
corto circuito la corrente generata è massima (Isc),
mentre in condizioni di circuito aperto è massima la
tensione (Voc). In condizioni di circuito aperto e di
corto circuito la potenza estraibile sarà nulla, poichè
nella relazione P = V x I sarà nulla la corrente nel
primo caso e la tensione nel secondo. Negli altri punti
della caratteristica all'aumentare della tensione
aumenta la potenza, raggiungendo quindi un massimo e
diminuendo repentinamente in prossimità della
Voc.
I processi di
produzione delle celle fotovoltaiche sono diversi a
seconda del tipo di cella che s’intende
realizzare. Le differenze maggiori si hanno nella
formazione della fetta di silicio, denominata "wafer",
che è la struttura principale sulla quale verranno
eseguiti diversi trattamenti, specialmente di natura
chimica, che porteranno alla creazione della vera e
propria cella.
Il wafer di monocristallo si
produce con il metodo Czochralsky , basato sulla
cristallizzazione di un "seme" di materiale molto puro,
che viene immerso nel silicio liquido e quindi estratto
e raffreddato lentamente per ottenere un "lingotto" di
monocristallo, che avrà forma cilindrica (da 13 a 30 cm
di diametro e 200 cm di lunghezza). Questo verrà drogato
P mediante l’aggiunta di boro. I lingotti vengono quindi
affettati in wafer aventi uno spessore compreso tra i
250 e i 350 micrometri.
Il wafer di
multicristallo si origina invece dalla fusione e
successiva ricristallizzazione del silicio di scarto
dell’industria elettronica ("scraps" di silicio). Da
questa fusione si ottiene un "pane" che viene tagliato
verticalmente in lingotti con forma di parallelepipedo.
Un successivo taglio orizzontale porta alla creazione di
fette aventi uno spessore simile a quello delle celle di
monocristallo (250 - 350 micrometri). Rispetto al
monocristallo, il wafer di multicristallo consente
efficienze comunque interessanti a costi
inferiori.
Perché il wafer diventi una vera e
propria cella fotovoltaica, occorre (sia per il mono che
per il multicristallo) :
"pulirlo" mediante un attacco
in soda ;
introdurre nel materiale atomi
di fosforo (è il drogaggio di tipo N), affinché si
realizzi la "giunzione p-n" . Questo avviene facendo
passare lentamente le fette all’interno di un forno,
che "diffonde" nel materiale acido ortofosforico,
contenente appunto gli atomi di fosforo desiderati ;
dopo aver applicato un sottile
strato di antiriflesso (biossido di titanio, TiO2), si
realizzano, per serigrafia o elettrodeposizione, i
contatti elettrici anteriori (una griglia metallica
che raccoglierà le cariche elettriche) e posteriori
(una superficie continua, sempre metallica) ;
a questo punto la cella viene
"testata" mediante una simulazione delle condizioni
standard di insolazione (1000 W/mq a 25°C con spettro
AM1,5), per poterla classificare e quindi raggruppare
insieme a celle aventi analoghe caratteristiche
elettriche. Questo passaggio è molto importante per
evitare di realizzare dei moduli con celle molto
diverse tra di loro, che porterebbero ad una drastica
riduzione delle prestazioni del modulo
fotovoltaico.
L’ASSEMBLAGGIO
DEI MODULI
Moduli oggi molto comuni sono
costituiti da 36 celle in serie, che permettono
l’accoppiamento con gli accumulatori da 12 Vcc nominali.
Per ottenere i moduli, le celle vengono collegate e
saldate tra loro mediante terminali sui contatti
anteriori e posteriori (in sequenza N-P-N-P-N...) in
modo da formare le stringhe.
Si realizza quindi
un sandwich avente come parte centrale il piano della
cella e intorno, andando dall’esterno verso l’interno,
una lastra di fibra di vetro dotata di ottima
trasmittanza e buona resistenza meccanica, seguita da un
foglio sigillante di EVA (acetato vinil-etilenico) che
permette l’isolamento dielettrico dell’adiacente piano
delle celle, seguito posteriormente da un secondo foglio
di EVA e da un’altra lastra di vetro o un rivestimento
isolante in tedlar. Il sandwich è quindi scaldato in
un forno a circa 100°C, temperatura alla quale i
componenti si sigillano tra loro, l’EVA passa da
traslucido a trasparente e si elimina l’aria residua
interna, che potrebbe provocare corrosione a causa del
vapor acqueo presente. Si fissa infine il sandwich
così trattato in una cornice d’alluminio estruso
anodizzato (per resistere alla corrosione) e si dispone
la cassetta di giunzione.
(Standard Test
Conditions) G incidente = 1.000 W/mq T moduli =
25°C Spettro = 1,5 AM Vento = 0 m/s
NOCT
(Nominal Operating Cell
Temperature) G incidente = 800 W/mq T aria =
20°C Vento = 1 m/s NOCT tipico = 45 - 50°C
Esempio:
Tipo di
modulo
Pnom.
[Wp]
Impp [A]
Icc
[A]
Vmpp
[V]
Vo
[V]
Sharp
ND-L3E6E
123
7,16
8,12
17,2
21,3
Sharp NE-L5E2E
125
4,80
>5,46
26,0
32,3
Sharp NE-Q5E2E
165
4,77
4,46
34,6
43,1
Sharp NT-R5E2E
175
4,95
5,55
35,4
44,4
Energia
grigia
E’ la quantità di energia
necessaria al ciclo completo di fabbricazione di un
modulo (estrazione materie prime, trasporto,
lavorazione).
Tempo di recupero
energetico
E’ il tempo necessario al
modulo per produrre una quantità di energia uguale alla
propria energia grigia.
Fattore di
rimborso energetico
E’ il rapporto tra la
durata di vita di un modulo e il suo tempo di recupero
energetico (oppure tra Etot ed Egrigia).
CONFRONTI TRA DIVERSI MODULI
unità
Si mono
Si multi
Si
amorfo
Energia
grigia
kWh/Wp
5-8
3,5-7
2,5-4
Tempo di
recupero energetico
anni
3,9-6,6
2,9-5,8
>2,1-3,3
Fattore di
rimborso energetico
-
3,7-6,4
4,3-8,6
7,5-126
Ipotesi: produzione specifica annua
= 1.200 [kWh/kWp]; durata di vita 25 anni; senza
considerare il tipo di applicazione.
Nella sua
vita, un modulo fotovoltaico produce da 4 a 10 volte più
energia di quella che è stata necessaria per
fabbricarlo. Solo i sistemi energetici che utilizzano
le fonti rinnovabili hanno un fattore di rimborso
energetico superiore a 1.
E’ costituito da un insieme di
moduli collegati in serie e parallelo tra di
loro.
Collegando in serie i moduli:
La
corrente totale del modulo si "adegua" a quella del
modulo che genera meno corrente, mentre la tensione
globale è data dalla somma della tensione dei singoli
moduli. Un insieme di moduli collegati in serie
costituisce la cosiddetta "stringa".
Mettendo
in parallelo più stringhe di moduli:
La corrente
totale del generatore fotovoltaico è data dalla somma
della corrente in uscita da ogni stringa. La tensione
globale del sistema è invece equivalente alla tensione
generata da una singola stringa.
La potenza
nominale totale del sistema è pari alla somma della
potenza nominale di ogni singolo modulo.
Effetti delle ombre
La riduzione della
potenza erogata causata da un ombreggiamento parziale
del campo fotovoltaico può essere non proporzionale alla
porzione di superficie in ombra, ma molto superiore.
Occorre prestare quindi molta attenzione ai
collegamenti: se, ad esempio, di fronte al campo
fotovoltaico si ha un palo, bisognerà fare in modo che
l’effetto dell’ombra si senta su una sola stringa e non
vada ad intercettare più serie di moduli, compromettendo
quindi il corretto funzionamento di tutto
l’impianto. E’ come se si stringesse con una mano una
canna entro cui scorre dell’acqua, impedendo alla stessa
di fluire. Analogamente avviene con le cariche generate
dalle celle fotovoltaiche dei diversi moduli: se
un’ombra appare su un modulo, gli elettroni provenienti
dai moduli esposti al sole "trovano la strada bloccata"
e non possono arrivare "a destinazione"....
Coordinano in modo ottimale il
generatore solare e l’accumulatore e ottimizzano il
flusso di energia. Servono per il monitoraggio
dell’impianto. Gli strumenti indicatori sono
importanti perché l’utenza impara ad adattare il
prelievo di corrente all’offerta disponibile, in modo da
prolungare sensibilmente l’autonomia del sistema. Per
valutare il funzionamento di un impianto fotovoltaico
sono sufficienti un amperometro e un voltmetro
all’entrata, un voltmetro per la tensione di batteria e
un amperometro per la corrente di scarica. Se la
temperatura del locale batterie non è tra i 15 e i 25°C,
è necessaria una compensazione della tensione finale di
carica (corretta con una valore compreso tra -3 e -6 mV
per ogni °C di aumento della
temperatura).
Si nota un forte aumento della
richiesta di inverter da installare negli impianti
solari fotovoltaici per l’alimentazione di utenze
isolate. La motivazione principale è il desiderio
degli utenti di mantenere le medesime comodità
disponibili nelle prime case (nel caso per esempio di
baite montane).
Inverter ad onda quadra
semplice tecnologia
rischio di generazione di armoniche dispari --> problemi
nessuna regolazione della tensione in uscita (varia col carico e con la tensione di entrata)
Inverter ad onda sinusoidale modificata
miglior rendimento
meno armoniche della quadrata
regolazione precisa della tensione
appropriati per l’alimentazione
di molti apparecchi (TV, motori, seghetti)
Inverter ad onda sinusoidale
tecnica simile a quella degli
inverter per connessione a rete, ma con circuiti più
semplici, senza protezioni e sincronizzazione rete
rendimenti elevati, adatti per
praticamente tutti i tipi di utilizzatori.
Elementi importanti per la scelta
precisione della tensione in
uscita (% rispetto a 230 Vac)
spunti di potenza --> molto
importante per certi apparecchi utilizzatori (frigo,
pompe)
distorsione armoniche
rendimento--> è molto importante verificare il
rendimento a potenze basse
consumo e precisione dello
stand - by (sistema di spegnimento parziale automatico
in assenza di carico)
Prima di pensare all’impianto
fotovoltaico occorre sempre definire con precisione il
carico elettrico e valutare l’eventuale possibilità di
ottimizzazione energetica, perché bisogna sempre
ricordarsi che "l’energia meno cara è quella
risparmiata.
Lampade tubolari
fluorescenti
Consumano da 3 a 5 volte meno delle
lampade ad incandescenza di pari luminosità. Lunga
durata di vita - buona convenienza economica. La
tensione di accensione è prodotta da un convertitore ad
alta frequenza, che provoca l’illuminazione del gas. La
lampada si accende meglio che nelle tradizionali
applicazioni a 220 V / 50 Hz. I tubi possono essere
usati in entrambi i casi. A basse temperature (0°C)
l’accensione può essere difficoltosa. Questo tipo di
lampade è adatto ai locali di lavoro, i corridoi,
l’illuminazione esterna.
Lampade a risparmio
energetico (PL/PLC/PLS/4p)
Efficienza
--> da 5 a 6 volte migliore delle lampade ad
incandescenza Durata di vita --> 8 volte
quella di una lampada ad incandescenza Forma
più contenuta Luce piùcalda-->adatta per
locali abitati Idonee per applicazioni a temperature
sotto lo zero Sopportano notevoli variazioni di
temperatura
Lampade
alogene
Sono uno sviluppo delle lampade ad
incandescenza. Hanno un’efficienza da 2 a 3 volte
superiore. Sono meno efficienti delle lampade a
risparmio energetico o dei tubi
fluorescenti. Luce chiara e
calda. Ideali per l’illuminazione
temporizzata.
Lampade ad
incandescenza
Reperibile anche per basse
tensioni (12 o 24 V). Bassa
efficienza. Basso costo. Usandole a
bassa tensione hanno una scarsa durata di
vita. Utili per brevi
utilizzi.
Lampade al vapore di
sodio
Alto rendimento Luce
arancione, monocromatica. Prezzo
elevato. Richiedono un circuito
elettronico.
Riassumendo, ad esempio…
Tipo di Lampada
Potenza [W]
Flusso [lm]
rendimento [im/W]
n relativo rispetto a incand.
a 60W
Incandescente
40
580
14,5
0,9
Incandescente
60
980
16,3
1
Alogena
50
1000
20
1,23
Alogena
100
2300
23
1,41
Fluorescente diritta
8
430
54
3,31
Fluorescente diritta
13
950
73
4,48
Fluorescente U (PL)
9
600
67
4,11
Fluorescente U (PL)
11
900
82
5,03
Sodio
18
1800
100
6,14
Sodio
36
4800
137
8,41
Frigoriferi
E’
importante un compressore a basso consumo e uno spesso
rivestimento termoisolante. I frigoriferi a basso
consumo costano molto, ma consumano molta meno corrente.
Devono essere installati in locali
freschi. Attenti all’uso: ridurre il numero di
aperture, mantenere il frigo il più possibile pieno.
Privilegiare i frigo con l’apertura in alto rispetto a
quelli ad armadio. Importanti nelle
applicazioni nei PVS, per la conservazione dei vaccini.
La conversione
diretta dell'energia solare in energia elettrica,
realizzata con la cella fotovoltaica, utilizza il
fenomeno fisico dell'interazione della radiazione
luminosa con gli elettroni di valenza nei materiali
semiconduttori, denominato effetto fotovoltaico.
Qualunque sia il materiale impiegato, il meccanismo con
cui la cella trasforma la luce solare in energia
elettrica è essenzialmente lo stesso. Consideriamo
per semplicità il caso di una convenzionale cella
fotovoltaica di silicio
cristallino.
Normalmente l'atomo
di silicio possiede 14 elettroni, quattro dei quali sono
elettroni di valenza, che quindi possono partecipare
alle interazioni con altri atomi, sia di silicio sia di
altri elementi. Due atomi affiancati di un cristallo
di silicio puro hanno in comune una coppia di elettroni,
uno dei quali appartenente all'atomo considerato e
l'altro appartenente all'atomo vicino.
Esiste
quindi un forte legame elettrostatico fra un elettrone e
i due atomi che esso contribuisce a tenere uniti. Tale
legame può essere però spezzato da una certa quantità di
energia : se l'energia fornita è sufficiente,
l'elettrone viene portato ad un livello energetico
superiore (banda di conduzione), dove è libero di
spostarsi, contribuendo così al flusso di elettricità.
Quando passa alla banda di conduzione, l'elettrone si
lascia dietro una "buca", cioè una lacuna dove manca un
elettrone. Un elettrone vicino può andare facilmente a
riempire la buca, scambiandosi così di posto con
essa. Per sfruttare l’elettricità è necessario creare
un moto coerente di elettroni (e di buche), ovvero una
corrente, mediante un campo elettrico interno alla
cella. Il campo si realizza con particolari trattamenti
fisici e chimici, creando un eccesso di atomi caricati
positivamente in una parte del semiconduttore, ed un
eccesso di atomi caricati negativamente nell’altro. In
pratica questa condizione si ottiene immettendo piccole
quantità di atomi di boro (carichi positivamente) e di
fosforo (carichi negativamente) nel reticolo di silicio,
ovvero drogando il semiconduttore. L’attrazione
elettrostatica fra le due specie atomiche crea un campo
elettrico fisso che dà alla cella la struttura detta "a
diodo”, in cui il passaggio della corrente, costituita
da portatori di carica liberi, per esempio elettroni, è
ostacolato in una direzione e facilitato in quella
opposta. La spiegazione di tale fenomeno si può
esemplificare come
segue.
Nello strato drogato
con fosforo, che ha cinque elettroni esterni o di
valenza contro i quattro del silicio, è presente una
carica negativa debolmente legata, composta da un
elettrone, detto "di valenza”, per ogni atomo di
fosforo.
Analogamente, nello strato drogato con
boro, che ha tre elettroni esterni, si determina una
carica positiva in eccesso, composta dalle lacune
presenti negli atomi di boro quando si legano al
silicio.
Il primo strato,
a carica negativa, si indica con N, l'altro, a carica
positiva, con P, la zona di separazione è detta
giunzione P-N. Affacciando i due strati si attiva un
flusso elettronico dalla zona N alla zona P che,
raggiunto il punto di equilibrio elettrostatico,
determina un eccesso di carica positiva nella zona N,
dovuto agli atomi di fosforo con un elettrone in meno, e
un eccesso di carica negativa nella zona P, dovuto agli
elettroni migrati dalla zona N. Il risultato è un campo
elettrico interno al dispositivo che separa gli
elettroni in eccesso generati dall’assorbimento della
luce dalle rispettive buche, spingendoli in direzioni
opposte (gli elettroni verso la zona N e le buche verso
la zona P) in modo che un circuito esterno possa
raccogliere la corrente così generata.
E'
importante che il campo "incorporato" sia ubicato il più
vicino possibile alla regione del dispositivo che
assorbe la luce. I fotoni della luce che dispongono di
sufficiente energia possono strappare un elettrone da
uno stato legato ed elevarlo ad uno stato libero nella
banda di conduzione del materiale. Si ha così la
produzione di due portatori di carica liberi:
l'elettrone libero, nella banda di conduzione, e la buca
libera, nella banda di valenza. La conversione da
luce a energia elettrica effettuata dalla cella
fotovoltaica avviene essenzialmente perché questi
portatori di carica liberi, generati dalla luce, sono
spinti in direzioni opposte dal campo elettrico
incorporato. Una volta attraversato il campo, gli
elettroni liberi non tornano più indietro, perché il
campo, agendo come un diodo, impedisce loro di invertire
la marcia.
Perciò, quando la
luce incide sulla cella fotovoltaica, le cariche
positive sono spinte in numero crescente verso la parte
superiore della cella e le cariche negative verso quella
inferiore, o viceversa, a seconda del tipo di cella. Se
la parte inferiore e quella superiore sono collegate da
un conduttore, le cariche libere lo attraversano e si
osserva una corrente elettrica. Fino a quando la cella
resta esposta alla luce, l'elettricità fluisce con
regolarità sotto forma di corrente
continua.
Di tutta
l'energia che investe la cella solare sotto forma di
radiazione luminosa, solo una parte viene convertita in
energia elettrica disponibile ai suoi morsetti.
L'efficienza di conversione per celle commerciali al
silicio è in genere compresa tra il 13 % e il 17%,
mentre realizzazioni speciali di laboratorio hanno
raggiunto valori del 32,5%.
I motivi di tale
bassa efficienza sono molteplici e possono essere
raggruppati in quattro
categorie:
riflessione:
non tutti i
fotoni che incidono sulla cella penetrano al suo
interno, dato che in parte vengono riflessi dalla
superficie della cella e in parte incidono sulla
griglia metallica dei contatti;
fotoni troppo o poco
energetici:
per rompere il legame tra elettrone e
nucleo è necessaria una certa energia, e non tutti i
fotoni incidenti possiedono energia sufficiente.
D'altra parte alcuni fotoni troppo energetici generano
coppie elettrone-lacuna, dissipando in calore
l'energia eccedente quella necessaria a staccare
l'elettrone dal nucleo.
Lo spettro solare AM1.
ricombinazione:
non
tutte le coppie elettrone-lacuna generate vengono
raccolte dal campo elettrico di giunzione e inviate al
carico esterno, dato che nel percorso dal punto di
generazione verso la giunzione possono incontrare
cariche di segno opposto e quindi
ricombinarsi;
resistenze parassite:
le
cariche generate e raccolte nella zona di svuotamento
devono essere inviate all'esterno. L'operazione di
raccolta viene effettuata dai contatti metallici,
posti sul fronte e sul retro della cella. Anche se
durante la fabbricazione viene effettuato un processo
di lega tra silicio e alluminio dei contatti, resta
una certa resistenza all'interfaccia, che provoca una
dissipazione che riduce la potenza trasferita al
carico. Nel caso di celle al silicio policristallino,
l'efficienza è ulteriormente diminuita a causa della
resistenza che gli elettroni incontrano ai confini tra
un grano e l'altro e, ancor più nel caso di celle al
silicio amorfo, per la resistenza dovuta
all'orientamento casuale dei singoli
atomi.