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CONCENTRATORI SOLARI

» Componenti e sistemi

» Collettore a disco parabolico

» Sistema a torre con ricevitore centrale

» Collettore parabolico lineare

» Sviluppo e industrializzazione della tecnologia

Componenti e sistemi

L’obiettivo degli impianti solari termici è quello di utilizzare la radiazione solare per produrre calore in sostituzione dei tradizionali combustibili fossili. La concentrazione della radiazione solare è indispensabile, quando viene richiesto calore a temperatura maggiore di quella che può essere raggiunta con l’impiego di una superficie piana per la sua raccolta e conversione (collettore piano). Per ottenerla si utilizza un opportuno sistema ottico (il concentratore) che raccoglie e invia la radiazione su un componente (il ricevitore) dove viene trasformata in calore ad alta temperatura.
Il calore così prodotto può essere impiegato in vari processi industriali (quali ad esempio la desalinizzazione dell’acqua di mare e la produzione di idrogeno da processi termochimici) o nella produzione di energia elettrica, contribuendo in questo modo a contenere il consumo mondiale di combustibili fossili e le emissioni nell’atmosfera.
Allo stato attuale è la generazione di energia elettrica l’obiettivo principale degli impianti solari a concentrazione. In questo caso il calore solare viene utilizzato in cicli termodinamici convenzionali come quelli con turbine a vapore, con turbine a gas o con motori Stirling.

In regioni ad alta insolazione (potenza media annua superiore a 300 W/m2), lo sfruttamento della fonte solare consente di ottenere annualmente, da un metro quadrato di superficie di raccolta, un’energia termica equivalente a quella derivante dalla combustione di un barile di petrolio, evitando inoltre l’emissione in atmosfera di circa 500 kg di CO2.

Per ovviare alla variabilità della sorgente solare, il calore può essere accumulato durante il giorno, rendendo il sistema più flessibile e rispondente alle esigenze dei processi produttivi. In alternativa si può ricorrere all’integrazione con combustibili fossili o rinnovabili quali olio, gas naturale e biomasse.

Gli impianti solari possono utilizzare diverse tecnologie per la concentrazione della radiazione solare; in ogni caso è possibile identificare in essi le seguenti fasi del processo:

  • raccolta e concentrazione della radiazione solare;
  • conversione della radiazione solare in energia termica;
  • trasporto ed eventuale accumulo dell’energia termica;
  • utilizzo dell’energia termica.

Impianto solare a concentrazione

La raccolta e la concentrazione della radiazione, che per sua natura ha una bassa densità di potenza, è una delle problematiche principali degli impianti solari. Viene effettuata, come già detto, mediante l’impiego di un concentratore, formato da pannelli di opportuna geometria con superfici riflettenti. Questo durante il giorno insegue il percorso del sole per raccogliere la componente diretta della sua radiazione e concentrarla sul ricevitore, che trasforma l’energia solare in energia termica, ceduta poi a un fluido fatto passare al suo interno. L’energia termica asportata dal fluido termovettore, prima dell’utilizzo nel processo produttivo, può essere accumulata in diversi modi: sfruttando il calore sensibile del fluido stesso posto in serbatoi coibentati, oppure cedendo il suo calore a materiali inerti a elevata capacità termica o a sistemi in cambiamento di fase. In questo modo l’energia solare, per sua natura altamente variabile, può diventare una sorgente di energia termica disponibile per l’utenza su domanda.

I sistemi a concentrazione possono essere di tipo lineare o puntuale. I sistemi a concentrazione lineare sono più semplici ma, a causa della minore concentrazione della radiazione, raggiungono temperature di funzionamento più basse e quindi minori rendimenti.

In relazione alla geometria e alla disposizione del concentratore rispetto al ricevitore, si possono distinguere tre principali tipologie di impianto: il collettore a disco parabolico, il sistema a torre centrale e il collettore parabolico lineare.

Collettore a disco parabolico

Ricevitore solare Questo sistema utilizza pannelli riflettenti di forma parabolica che inseguono il sole, con un movimento di rotazione attorno a due assi ortogonali, e concentrano la radiazione solare su un ricevitore montato nel punto focale. Il calore ad alta temperatura viene normalmente trasferito ad un fluido ed utilizzato in un motore, posizionato al di sopra del ricevitore, dove viene prodotta direttamente energia meccanica o elettrica. La forma ideale del concentratore è un paraboloide di rivoluzione; alcuni concentratori apporto.
Per ragioni economiche, la dimensione del concentratore non va oltre i 15 m di diametro, limitando quindi la sua potenza a circa 25-30 kWe. La tecnologia è comunque di tipo modulare e permette la realizzazione di centrali di produzione di piccola potenza per utenze isolate.
Applicazioni industriali di questo sistema consentono di ottenere temperature di funzionamento molto alte e rendimenti di conversione dell’energia solare in energia elettrica anche oltre il 30%, i più elevati tra tutte le tecnologie solari attualmente esistenti.
Il motore utilizzato in questi sistemi converte il calore solare in lavoro come nei convenzionali motori a combustione interna o esterna. Il fluido di lavoro viene compresso, riscaldato e fatto espandere attraverso una turbina o un pistone per produrre energia meccanica; questa può essere utilizzata direttamente dall’utenza o trasformata in energia elettrica mediante un alternatore. Sono stati studiati diversi cicli termodinamici e differenti fluidi di lavoro; le attuali applicazioni industriali utilizzano motori con cicli Stirling e Bryton.

Sistema a torre con ricevitore centrale

Ricevitore solare Il sistema a torre centrale utilizza pannelli riflettenti piani (eliostati) che inseguono il sole con un movimento di rotazione su due assi, concentrando la luce solare verso un unico ricevitore; questo è montato sulla sommità di una torre e al suo interno viene fatto circolare un fluido per l’asportazione del calore solare. L’energia termica che così si rende disponibile può essere sfruttata in vari processi, in particolare per la produzione di energia elettrica.

Il principio di funzionamento è analogo a quello del sistema a disco parabolico, con il concentratore costituito però da un elevato numero di eliostati, a formare una superficie di raccolta anche di centinaia di migliaia di metri quadrati. I raggi solari che colpiscono ciascun eliostato vengono riflessi su un punto unico, fisso nel tempo, che funge da punto focale. L’altezza, rispetto al suolo, del punto focale cresce all’aumentare dell’estensione del campo solare e può superare il centinaio di metri. Gli eliostati sono dislocati in modo da circondare completamente la torre oppure sono posti ad emiciclo verso nord; sono distanziati per evitare fenomeni di ombreggiamento e la loro distanza aumenta allontanandosi dalla torre. Sono state studiate diverse tipologie di eliostati per migliorare l’efficienza ottica e il controllo dei sistemi d’inseguimento del sole, nonché per ottimizzare la struttura di supporto rendendola più semplice e leggera. Ciò al fine di aumentare il rendimento dell’impianto e ridurne i costi. La superficie captante di ciascun eliostato varia da circa 40 a 170 m2; come materiale riflettente si utilizza normalmente lo specchio di vetro, ma sono stati sperimentati anche materiali alternativi quali membrane riflettenti o fogli metallici.

In questo tipo di impianti il fluido termovettore può raggiungere alte temperature di esercizio (maggiori di 500°C), con conseguenti alti rendimenti di trasformazione del calore in energia elettrica. In genere la trasformazione avviene sfruttando il calore in un tradizionale ciclo termodinamico acqua-vapore. Le caratteristiche del vapore prodotto (temperatura e pressione) consentono anche di integrare i sistemi a torre negli impianti termoelettrici a combustibili fossili. Inoltre questi impianti a concentrazione hanno la possibilità di alimentare un sistema d’accumulo termico per coprire in modo più soddisfacente la domanda di energia dall’utenza.

Il dimensionamento dell’impianto solare (numero degli eliostati, potenza termica del ricevitore e capacità dell’accumulo termico) dipende dalla potenza elettrica dell’impianto di generazione e dal suo fattore di utilizzazione annua o fattore di carico. Quest’ultimo rappresenta il rapporto tra l’energia elettrica prodotta e quella producibile annualmente se l’impianto lavorasse sempre alla potenza elettrica nominale. Senza un sistema d’accumulo termico, l’impianto di generazione può operare solamente in presenza della radiazione solare e avere al massimo un fattore di carico di circa il 25%. Per ottenere valori superiori è necessario ricorrere all’accumulo termico; in questo caso il funzionamento dell’impianto può anche essere continuativo in tutto l’arco della giornata.

Collettore parabolico lineare

Ricevitore solare Questa tecnologia utilizza un concentratore lineare a profilo parabolico, la cui superficie riflettente insegue il sole ruotando su un solo asse. Il concentratore è fissato a una struttura di supporto in acciaio che ne garantisce il corretto funzionamento sotto l’azione del vento e degli altri agenti atmosferici. Il pannello riflettente è normalmente costituito da un comune specchio di vetro di adeguato spessore. In alternativa può essere impiegato un pannello in materiale composito (honeycomb), con uno specchio sottile in vetro o una pellicola riflettente incollata sulla superficie esterna.

La radiazione solare viene focalizzata su un tubo ricevitore posizionato lungo il fuoco del concentratore parabolico. L’energia assorbita dal tubo ricevitore è trasferita a un fluido di lavoro che viene fatto fluire al suo interno. Il calore raccolto è utilizzato normalmente per la produzione di energia elettrica mediante i tradizionali cicli termodinamici acqua-vapore.

Nel collettore la temperatura massima di funzionamento dipende essenzialmente dal fluido termovettore utilizzato; negli impianti attualmente in esercizio si arriva a una temperatura massima di circa 390°C. Affinché il fluido termovettore possa raggiungere la temperatura massima di esercizio, vengono collegati in serie più collettori, disposti in genere su due file parallele, formando una stringa che rappresenta il modulo unitario dell’impianto. Le file di collettori devono essere distanziate per evitare fenomeni di ombreggiamento reciproco.

L’efficienza di questa tecnologia dipende dal rendimento ottico del concentratore (accuratezza della struttura e caratteristiche dei pannelli riflettenti) ma soprattutto dal rendimento di conversione del tubo ricevitore, che deve assorbire la massima energia solare concentrata e avere le minime dispersioni termiche.

Il fluido termovettore pompato attraverso le stringhe di collettori si scalda, per effetto della radiazione solare, raggiungendo in uscita la massima temperatura di funzionamento. Il calore così acquisito viene utilizzato successivamente in un ciclo Rankine (a vapore) per la produzione di energia elettrica.

Nell’impianto può essere presente una caldaia ausiliaria d’integrazione alimentata a combustibili fossili, in grado di fornire vapore anche in assenza della radiazione solare e di rendere così la produzione elettrica più rispondente alla domanda da parte dell’utenza. Una soluzione alternativa alla caldaia d’integrazione è un sistema d’accumulo che consenta di immagazzinare il calore solare per renderlo disponibile quando necessario.

Gli impianti attualmente in esercizio utilizzano come fluido termovettore, per l’asportazione del calore solare, un olio sintetico (Therminol VP-1), che però ha un elevato costo e, presentando anche rischi di impatto ambientale in caso di fuoriuscita, non è idoneo per l’utilizzo in un sistema d’accumulo termico. Per questo è sempre presente in essi una caldaia d’integrazione a metano.

Un’evoluzione del collettore parabolico lineare, ancora in fase di sperimentazione, è il collettore lineare Fresnel, dove il concentratore è sostituito da segmenti di specchi parabolici disposti secondo il principio della lente Fresnel. In questo caso il tubo ricevitore è posizionato nel punto focale ed è fisso; quindi, a differenza del collettore parabolico lineare, la movimentazione riguarda solo il concentratore. Ciò rappresenta un vantaggio in quanto, per far circolare il fluido termovettore, si evita l’utilizzo di tubi flessibili nel collegamento tra i singoli collettori e tra questi e le tubazioni della rete di distribuzione. Inoltre, non essendo presente l’effetto ombra tra concentratori vicini, non è necessario distanziare le file di collettori e quindi si ha un miglior sfruttamento della radiazione che arriva sul terreno. Normalmente questo tipo di impianti utilizza l’acqua come fluido termovettore, con produzione diretta di vapore all’interno del tubo ricevitore.

Sviluppo e industrializzazione della tecnologia

Gli impianti solari a concentrazione sono in grado di fornire potenze elettriche da alcuni kW fino a centinaia di MW e possono coprire tutti i segmenti di mercato: dai sistemi stand-alone, per l'elettrificazione rurale o di comunità locali isolate, fino ad impianti di potenza collegati alla rete elettrica.

Nell’ultimo decennio l’attività di ricerca e sviluppo tecnologico nel settore è stata svolta principalmente in Germania (DLR e ZSW), Svizzera (PSI), Francia (CNRS), Australia (Università di Sidney), Belgio (Solarmundo) e Spagna (Ciemat e Plataforma Solar de Almeria o PSA). Attualmente buona parte delle attività sperimentali sono condotte presso la PSA, gestita dal Ministero dell’industria spagnolo in cooperazione con il centro tedesco DLR. Le linee di sperimentazione abbracciano tutte le tecnologie degli impianti a concentrazione.

Sistemi con collettore a disco parabolico

Eurodish Questa tecnologia ha ormai raggiunto la fase industriale, grazie soprattutto all’attività di ricerca sviluppata in Europa, negli USA ed in Australia. Tra le tre tecnologie considerate, è quella che presenta attualmente i più alti costi di produzione dell’energia elettrica, ma è in grado di raggiungere i rendimenti più alti ed è interessante per la sua modularità. La sua area di mercato, per potenze fino ad alcune decine di kWe, si rivolge principalmente agli autoproduttori di energia elettrica in aree remote o in comunità rurali, dove manca la rete elettrica, in alternativa ai generatori diesel e ai sistemi fotovoltaici.

In ogni caso la sua modularità, la facilità di installazione e il basso impatto ambientale potrebbero anche farla affermare in applicazioni per potenze superiori, con impianti connessi alla rete elettrica.

Presso il centro di Almeria (Spagna) le attività di ricerca su tale tecnologia sono iniziate nel 1992 con la realizzazione di tre prototipi della potenza di circa 10 kWe (DISTAL I e II). Sono poi proseguite col progetto europeo EuroDish, il cui obiettivo è stato quello di studiare nuovi componenti per abbattere i costi di produzione e rendere il sistema più competitivo. Le attività di ricerca si sono principalmente rivolte all’ottica del concentratore, alla struttura di supporto, al sistema di controllo e inseguimento del sole e al miglioramento del rendimento del motore Stirling.

Il costo d’installazione di singoli prototipi inizialmente era intorno a 11.000 €/kWe e il progetto Euro-Dish si è proposto di abbatterlo fino a 5.000 €/kWe, per una produzione compresa tra 100 e 500 unità all’anno (potenza cumulativa tra 1 e 5 MWe l’anno). Sono stati realizzati due prototipi della potenza di 10 kWe e, sulla base dell’esperienza di esercizio cumulata, allo stato attuale l’obiettivo della riduzione dei costi è stato quasi raggiunto.

L’analisi ha inoltre evidenziato potenziali aree per un’ulteriore riduzione dei costi. Un recente studio sul mercato potenziale di questa tecnologia ha previsto nell’area del Mediterraneo la possibilità dell’installazione di una potenza cumulata di 550 MWe in aree a bassa o senza elettrificazione.

Sistema a torre con ricevitore centrale

Impianto solar two La tecnologia a torre centrale ha dimostrato la sua fattibilità tecnologica nella produzione di energia elettrica attraverso la realizzazione e l’esercizio di numerosi impianti sperimentali di piccola taglia (tra 0,5 e 10 MWe) in diversi paesi del mondo (Spagna, Italia, Giappone, Francia, USA).

Sono stati sperimentati diversi fluidi per lo scambio termico all’interno del ricevitore e per l’accumulo dell’energia termica: acqua, aria, sodio e sali fusi. Finora il fluido più adatto per questa tecnologia è risultato una miscela di sali fusi composta da nitrati di sodio e potassio (alla base dei comuni fertilizzanti utilizzati in agricoltura). La scelta dei sali fusi come fluido termovettore è dovuta principalmente al buon coefficiente di scambio termico, alla elevata capacità termica, alla bassa tensione di vapore, alla buona stabilità chimica e al basso costo. I sali consentono di raggiungere alte temperature di esercizio (fino a 600°C); inoltre possono essere direttamente utilizzati per l’accumulo dell’energia termica in serbatoi compatti e a pressione atmosferica, senza l’utilizzo di scambiatori di calore aggiuntivi.

Questa tecnologia consente di raggiungere temperature di esercizio ancor più elevate (fino a 1.200°C) quando, per l’asportazione del calore solare, si impiega come fluido termovettore un gas (in genere aria). In tal caso, l’accumulo del calore può essere ottenuto con materiali ceramici ad alta capacità termica, posti all’interno di appositi contenitori.

La tecnologia ha superato quindi la fase dimostrativa a livello di prototipo industriale, anche se non è ancora giunta alla sua fase di maturità commerciale. La più recente applicazione ha riguardato l’impianto americano SOLAR TWO, entrato in funzione nel 1996 e rimasto in esercizio fino all’aprile del 1999. L’impianto, della potenza di 10 MWe, utilizzava come fluido termovettore una miscela di sali fusi (nitrato di sodio e di potassio) con una temperatura massima di esercizio di 565°C; aveva un sistema di accumulo costituito da due serbatoi (caldo e freddo) per un’autonomia massima di circa tre ore a piena potenza in assenza di radiazione solare.

Due impianti a torre centrale sono di prossima realizzazione in Spagna: il PS10 da 10 MWe nei pressi di Siviglia, e il Solar Tres da 15 MWe nella provincia di Cordova. Dall'esperienza maturata fino ad oggi, si è visto che la taglia ottimale per questi impianti è compresa nell'intervallo 50-200 MWe e che, entro i prossimi dieci anni, il loro costo di produzione dell'energia elettrica dovrebbe scendere a 0,07 $/kWh.

Sistemi con collettore parabolico lineare

Impianti SEGS Su scala industriale questa tecnologia, con i 354 MWe installati in California (USA) fra il 1984 e la fine del 1990, ha dimostrato buona affidabilità tecnica, raggiungendo un’esperienza d’esercizio cumulativa superiore a 100 impianti/anno. Questi impianti sono di tipo ibrido in quanto possono produrre energia elettrica sia da fonte solare che da gas naturale, fino ad un massimo del 25% dell’energia termica utilizzata dall’impianto di generazione.

Il costo di produzione dell’energia elettrica è attualmente compreso tra 14 e 17 c$/kWh, con un costo di impianto di circa 3.000 $/kWe. Previsioni del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti fanno intravedere la possibilità di scendere, entro i prossimi dieci anni, a costi di produzione inferiori a 10 c$/kWh, all’aumentare della taglia degli impianti e della potenza complessivamente installata.

Dal punto di vista economico è ad oggi la tecnologia più conveniente fra quelle solari. In linea di principio, può essere integrata nelle moderne centrali termoelettriche a ciclo combinato, per fornire una portata aggiuntiva alle turbine del ciclo vapore ed incrementare, con un costo d’investimento contenuto, la potenza complessiva dell’impianto. Nell’ambito di questa tecnologia, la ricerca è principalmente indirizzata su:

  • nuovi rivestimenti selettivi, stabili in aria ad elevata temperatura, per gli elementi assorbitori della radiazione;
  • sistemi di movimentazione che richiedano scarsa manutenzione, anche in condizioni ambientali avverse;
  • strutture di supporto in grado di semplificare il montaggio e la regolazione del collettore;
  • pannelli riflettenti facilmente realizzabili con una produzione in serie;
  • nuove tipologie di fluido termovettore sia per migliorare il rendimento globale di trasformazione, aumentando la temperatura di esercizio, che per semplificare l’impianto attraverso la generazione diretta del vapore, in modo da ottenere una riduzione dei costi nelle future centrali solari (circa 8-10%);
  • sistemi di accumulo per immagazzinare il calore solare e aumentare il fattore di utilizzo dell’impianto.
 

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